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EREMO

L'eremo "Le Celle" , presso Cortona in provincia di Arezzo, costituisce uno dei primi insediamenti francescani scelto e voluto da San Francesco di Assisi.

La fondazione
Trovandosi a predicare presso Cortona nel 1211, come suo solito Francesco domandò ed ottenne un luogo nel quale potersi ritirare in preghiera.
Un giovane della città, Guido Vagnottelli, che poi diventerà uno dei suoi primi compagni, gli offrì un luogo aspro e solitario, secondo i desideri del santo.
Francesco lo scelse per la solitudine che gli donava, e perché particolarmente evocativo. Presso il luogo dove ora sorgono "Le Celle", egli trovò acqua sorgiva e la roccia viva come il "Sasso spicco" della Verna che visiterà due anni dopo, nel 1213 [1] e le fenditure nella roccia come a Greccio, a Poggio Bustone e in altri eremi.
Con una certa sicurezza si asserisce che, fin dalla sua prima permanenza cortonese, egli lasciò nel luogo detto de "Le Celle" un piccolo drappello di frati a custodia di un sito a lui, da subito, così caro.

Le visite di san Francesco
Nel 1215 Francesco, secondo una testimonianza attendibile dell'epoca, tornò nuovamente a "Le Celle", per festeggiare la Pasqua, dopo aver trascorso la quaresima sull'isola Maggiore del lago Trasimeno.
Durante una sua permanenza a Le Celle, Francesco predisse a una donna disperata la conversione del marito; ed un'altra volta donò il suo mantello nuovo, procuratogli dai frati, ad un povero.[2]
Tante altre volte Francesco deve aver sostato presso "Le Celle" collocate sulla strada che da Assisi sale verso la Toscana, eppure di nessun'altra abbiamo testimonianze certe se non dell'ultima e forse la più importante.
Essa risale all'anno della morte di Francesco (1226). Le stigmate già segnavano il suo corpo da due anni, ossia dal 17 settembre del 1224.
In primavera, mentre si trovava a Siena per curarsi gli occhi, ebbe un aggravamento generale con pericolosi sbocchi di sangue. Le sue condizioni apparivano disperate, tanto che i compagni del santo gli chiesero di scrivere gli ultimi suoi ricordi e raccomandazioni, una specie di testamento e lui, con poche e semplici parole, lo dettò a fra' Benedetto da Piratro.[3] Ma non era ancora giunta la sua ora.
Quando le condizioni di salute ebbero un certo miglioramento, i suoi accompagnatori decisero di riportarlo ad Assisi, dove tutto era cominciato e dove tutto sembrava dovesse finire.
Frattanto, Frate Elia da Assisi accorse in fretta da lontano e, al suo arrivo, Francesco migliorò al punto che poté lasciare Siena e recarsi con lui alle Celle. Fu l'ultima volta che il santo vi soggiornò.
Durante la permanenza cortonese Francesco certamente ripensò ai ricordi da lui dettati a Siena; ad essi infatti darà una formulazione più ampia e definitiva ad Assisi,nell'ultimo periodo della sua vita.
A Cortona le sue condizioni di salute si aggravarono progressivamente per cui, su richiesta di Francesco stesso, Elia decise di riportarlo ad Assisi accompagnandolo personalmente[4].
Riportato ad Assisi, alla Porziuncola, il Poverello vi morirà il 3 ottobre del 1226.

La costruzione dell'Eremo
Frate Elia da Assisi, vicario di Francesco e vicario generale dell'Ordine dei Minori, nel 1235, cominciò a costruire un convento a Cortona. A dire di qualche suo detrattore, lo aveva fatto costruire "bellissimo e ameno e dilettevole" e vi dimorava con circa quindici frati.[5]
Sistemò in muratura i luoghi legati alla presenza e alla memoria di Francesco, specialmente la cella dove il santo si ritirava e l'oratorio dove passava le sue ore in preghiera.
Al di sopra edificò un piccolo refettorio e cinque cellette delle dimensioni della cella del santo; qui egli stesso trascorse l'ultima parte della sua tumultuosa vita.
Il piccolo romitorio rimase così abitato dai frati per circa un secolo, fin quando la proprietà passò alla diocesi e per circa 200 anni fu praticamente disabitato.

L'affido ai Cappuccini
Nel 1537 il vescovo chiamò a far rivivere quella piccola porziuncola i Frati Minori Cappuccini, l'ultima delle Famiglie francescane, approvata pochi anni prima, ossia nel 1528.
I nuovi arrivati ne fecero la casa di noviziato della Provincia toscana.
Venne costruita l'attuale chiesa conventuale e il corridoio del noviziato, in alto, parallelamente alla montagna. Il corridoio conteneva 20 cellette per l'accoglienza dei novizi, sempre di due metri per due, affinché nella povertà delle strutture essi venissero formati alla essenzialità della vita religiosa.
"Le Celle" rimarranno casa di noviziato per circa cinque secoli.
Attualmente l'eremo, gestito da una fraternità cappuccina, è stato costituito "casa di preghiera" e di ritiro.

 

 

MUSEO DIOCESANO DI CORTONA

Il Museo diocesano di Cortona si trova in piazza del Duomo 1, nell'ex-chiesa del Gesù, e raccoglie oggetti ed opere d'arte provenienti dalle chiese del territorio e dalle proprietà della diocesi.
La raccolta d'arte venne fondata nel 1945 e conserva importanti opere di Pietro Lorenzetti, Beato Angelico, Bartolomeo della Gatta, Sassetta e Luca Signorelli, oltre ad arredi sacri di notevole pregio.

Il percorso espositivo inizia dall'unico oggetto antico presente, di altissima qualità, il sarcofago romano con il Combattimento tra Dioniso e le Amazzoni, databile al II secolo d.C. e ritrovato nei presi del Duomo. L'opera, scoperta nel XV secolo, venne ammirata da Donatello e da Brunelleschi, il quale si recò appositamente a Cortona per vederlo su consiglio dell'amico.
La sala successiva è dedicata alla pittura, dove si conservano una Madonna col Bambino attribuita Niccolò di Segna (1336 circa), la monumentale Croce sagomata e dipinta di Pietro Lorenzetti (1315-1320, dalla chiesa di San Marco), il Crocifisso e la Maestà dello stesso autore, a cui sono attribuiti anche dei frammenti di affreschi con l'Andata al Calvario da Santa Margherita. Sempre di scuola senese è il trittico della Madonna dell'Umiltà tra i santi Nicola, Michele, Giovanni Battista e Margherita da Cortona del Sassetta (1434 circa), già in San Domenico.

Luca Signorelli, Comunione degli Apostoli, 1512
Capolavoro della pittura italiana del primo Rinascimento è la pala dell'Annunciazione di Beato Angelico (1430 circa), pure da San Domenico, dotata di predella originale. Dello stesso artista è anche il Trittico di Cortona con predella mostrante le storie di san Domenico.
L'Assunta di Bartolomeo della Gatta (1470-1475) proviene dal convento benedettino della Contesse. Sono conservate ben nove tavole del caposcuola locale, Luca Signorelli, tra cui il Compianto su Cristo morto (da Santa Margherita, 1502) e la Comunione degli Apostoli (dall'altare maggiore del Gesù, 1512) sono le uniche firmate.
La pittura del XVIII secolo è rappresentata dalla tela con le Estasi di Santa Margherita da Cortona di Giuseppe Maria Crespi (1701) e dal Miracolo di san Francesco di Paola di Francesco Capella (1750).
Nel sottochiesa, già sede della Compagnia del Buon Gesù, si trova un ciclo di affreschi del Doceno con Sacrifici del Vecchio Testamento, disegnato da Vasari e risalente al 1554-55. Il Compianto sul Cristo morto dell'altare è un gruppo in terracotta invetriata dell'ambito di Benedetto Buglioni (1517 circa). Gli stalli lignei intagliati ai lati sono di Vincenzo da Cortona (1517).
La sala delle oreficerie e degli arredi sacri è ricca di testimonianze del prestigio della sede cortonese. Tra queste spiccano il calice di Michele di Tomè con smalti translucidi (1370 circa), il reliquiario Vagnucci di Giusto da Firenze (1457-58) che inglobò una statuetta di Cristo di fattura francese del primo quarto del XV secolo (l'opera venne commissionata dal vescovo di Perugia, il cortonese Jacopo Vagnucci, per il futuro Duomo cittadino). Il pregevole parato Passerini, ricamato per il cardinale Silvio Passerini, è un'opera di scuola fiorentina del primo quarto del XVI secolo: è composto da tredici pezzi in velluto laminato d'oro e broccato con l'applicazione di ricami eseguiti su disegno di Raffaellino del Garbo e Andrea del Sarto.

Opere principali

Beato Angelico - Annunciazione di Cortona, 1430 circa
Trittico di Cortona, 1436-1437
Pietro Lorenzetti, Maestà di Cortona, 1335 circa
Sassetta, Polittico di San Domenico di Cortona, 1434 circa
Luca Signorelli
Compianto sul Cristo morto, 1502 circa
Comunione degli Apostoli, 1512
Compianto sul Cristo morto tra angeli e santi, 1516 circa
Immacolata Concezione e santi, 1523 circa

 

MUSEO DELL'ACCADEMIA ETRUSCA

Il Museo dell'Accademia Etrusca e della città di Cortona (MAEC) è uno dei più importanti musei della città di Cortona.

Il palazzo Casali, sede del museo dell'Accademia Etrusca della città di Cortona, fu edificato probabilmente nel corso del XIII secolo e fu residenza della famiglia che dal 1325 resse la signoria della città di Cortona. Tra gli antenati di Ranieri Casali vi era quell'Uguccio che cacciò gli usurpatori aretini nel 1261, nei decenni successivi venne costruito l'edificio, il restauro delle mura e il recupero delle strutture pubbliche e private dopo i gravissimi anni subiti negli anni dell'occupazione. La signoria dei Casali durò fino al 1409 quando gli eserciti di Ladislao re di Napoli appena impadronitisi della città saccheggiarono il palazzo che fu confiscato insieme agli altri beni mobili e immobili della famiglia. Nel 1411 Ladislao cedette Cortona alla Repubblica fiorentina, i cui commissari apportarono un'ampia serie di modifiche al palazzo adeguandolo ai gusti architettonici fiorentini del XV secolo: impiego di archi, uso di pietre squadrate. Alla fine del Rinascimento il palazzo assunse l'aspetto attuale: infatti nei primi anni del Seicento furono rinnovate la facciata e la parte anteriore su progetto di Filippo Berrettini, la parte esterna verso via Casali invece non ebbe grandi trasformazioni. Per quanto riguarda l'assetto interno non ci sono state modifiche di grande portata se non per adattare i locali alle progressive rinnovate esigenze degli ospiti. Infatti dal 1531 i commissari, non più della Repubblica ma del governo prima mediceo e poi lorenese, lasciarono traccia della loro presenza nella lunga serie di stemmi collocati sul fianco verso via Casali e nell'atrio del cortile interno.
Nel 1727 nasce l'Accademia Etrusca e il Granduca di Toscana Giangastone de' Medici concesse in uso alcuni locali dell'ultimo piano del palazzo. I lavori cui gli ambienti furono sottoposti consentirono il sorgere del museo e della biblioteca. All'interno dell'edificio nel frattempo continuava ad esistere il teatro, ricostruito dopo l'incidente del 1511 e rinnovato nel 1666 dall'Accademia degli Uniti, rimasto in uso fino a metà Ottocento, quando fu costruito il Teatro Signorelli nel luogo in cui sorgeva la chiesa di S. Andrea.
Con la fine del dominio prima mediceo poi lorenese il palazzo cessò le sue funzioni di rappresentanza governativa e ne assunse delle nuove: nei locali al primo piano trovò la Pretura con gli uffici giudiziari e il comando dei Carabinieri, al pian terreno fu trasferito l'ufficio del dazio. Progressivamente durante il secolo scorso il palazzo ha perso la sua funzione di sede di pubblici uffici per diventare sempre più centro di sola cultura. Fra il 1928 e il 1929 furono concessi altri locali all'Accademia e nell'immediato dopo guerra l'intero primo piano fu destinato al rinnovato museo e, trasferitisi i Carabinieri, il piano ammezzato alla biblioteca comunale e accademica. Ormai libero da qualsiasi altra destinazione negli anni '80 il palazzo subì un radicale ripristino con il recupero di quasi tutti gli ambienti del pian terreno e ammezzato, destinati a un'imponente sede espositiva. Infine nell'ultimo decennio la volontà di incrementare le collezioni del museo con il deposito dei materiali provenienti dagli scavi più recenti del territorio cortonese e di altri materiali di origine più locale, portò ad una profonda ristrutturazione del pian terreno e dei piani seminterrati. Alla fine dei lavori il museo ha così potuto raddoppiare la sua estensione, ponendosi come una delle maggiori realtà espositive della regione. Oggi il palazzo Casali è il polo primario delle attività culturali della città di Cortona: ospitando la biblioteca, il museo, l'archivio storico, le sale di esposizione e gli uffici dell'assessorato comunale della cultura e la sede dell'Accademia Etrusca.

Opere più famose del museo

Maternità
La Maternità è sicuramente una delle opere più note del pittore futurista Gino Severini. Eseguita ad olio nel 1916, anno cruciale per le sorti del Futurismo e lo sviluppo del Cubismo, essa è una delle più compiute espressioni dell'esperienza classica dell'artista di origine cortonese, nonché prova della sua eccezionale perizia tecnica ed artistica. Lo stile del dipinto segna una brusca inversione di tendenza rispetto alle istanze d'avanguardia che avevano fortemente caratterizzato la produzione pittorica del tempo. La Maternità può essere semplicemente considerato il ritratto di Jeanne Fort, figlia del poeta francese Paul Fort, nonché moglie del Severini, con il quale si sposò nel 1913. La posizione e l'espressività della donna, della quale l'artista mette in evidenza le peculiarità fisionomiche, e che tiene tra le sue braccia il figlio secondogenito Antonio morto prematuramente, ricordano chiaramente le Madonne del Manierismo fiorentino. Quest'opera riscosse un grande successo, guadagnandosi un'infinita serie di apprezzamenti da parte di numerosi artisti, tra i quali il poeta e critico d'arte francese Guillaume Apollinaire, che ne fu talmente affascinato e conquistato, che chiese al Severini di realizzare per lui un ritratto nel medesimo stile. Il dipinto è stato protagonista di moltissime mostre sin dal momento della sua realizzazione, ma attualmente è collocata nel Museo dell' Accademia Etrusca di Cortona.

Lampadario etrusco
Il lampadario etrusco è uno dei pezzi più pregiati, noti e significativi appartenenti al Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona. Considerato uno degli esempi più notevoli della bronzistica etrusca, e realizzato intorno alla metà del V secolo, il lampadario fu rinvenuto nei dintorni di Cortona, in località Fratta, nel 1840, ma venne acquistato dall'Accademia Etrusca solo in seguito ad una lunga e complessa trattativa. Grazie a degli esami radiografici eseguiti di recente, si è appurato che esso è stato realizzato con la tecnica delle cera persa; probabilmente il gorgoneion centrale, con la bocca spalancata e la lingua pendente, deriva da un unico stampo, mentre le restanti matrici del complesso decorativo vennero applicate al nucleo centrale e rimodellate solo in un secondo momento. La mancanza di saldatura è testimonianza del fatto che l'intera composizione venne fusa in un solo tempo. Dalla parte centrale del bacino si innalza un cono, sul quale era originariamente presente una decorazione a palmette e fiori di loto, oggi difficilmente visibile. Intorno al bacino si nota una serie di beccucci, di cui due vennero forati con chiodi di rame puro per l'applicazione di una targhetta metallica con iscrizione. Quest'ultima potrebbe indicare un uso nuovo e del tutto particolare del lampadario, originariamente considerato elemento decorativo di un tempio. I beccucci sono in numero di sedici, il che rimanda inevitabilmente alla tipica suddivisione etrusca del cielo in sedici regioni a scopi divinatori, cosa già largamente attestata da autori latini quali Cicerone, Livio e Varrone. La complessità dell'iconografia nelle decorazioni è ulteriormente confermata dalla presenza di sileni e sirene nella fascia esterna, che corrisponde al lato inferiore dei beccucci. I primi hanno una tenia sulla testa, e suonano la syrinx o il doppio aulòs; al di sotto dei piedi di questi si innalzano onde stilizzate sulle quali guizzano dei delfini. Le seconde potrebbero unire al suono dello strumento il proprio canto, ma in realtà non presentano il tipico atteggiamento del canto, con la testa leggermente all'indietro e la bocca aperta; figlie della terra e del fiume Acheloo, del quale tra l'altro vengono fatti sedici protomi in forma di toro androcefalo, le sirene hanno le braccia piegate sul petto in un gesto cultuale. Queste figure, oltre a custodire le sedi degli dei con il loro sguardo e la loro posizione rivolte verso il basso fanno riferimento ad una funzione apotropatica nei confronti dell'uomo che è al di sotto della barriera di luce e alla quale non deve avvicinarsi. Nella fascia più interna sono rappresentati animali in lotta, i quali, insieme ai sileni dalla posizione scosciata, confermano il generale valore apotropatico della struttura.

Tabula Cortonensis
Nel 1992 vennero consegnati al comando dei Carabinieri di Camucia sette frammenti in bronzo, destinati a diventare famosi sotto l'unico nome di Tabula Cortonensis. Sottoposti ad una pulitura piuttosto drastica, furono dati come rinvenuti in località le Piagge, presso Camucia; tuttavia, alla luce del fatto che ulteriori ed approfondite ricerche nella zona non portarono al ritrovamento di altre testimonianze archeologiche, si dubita fortemente del luogo di rinvenimento. Questi sette frammenti costituiscono una tabula di forma rettangolare sulla quale vi è un'iscrizione incisa tramite un'affilatissima sgorbia. Sulla sommità, si nota un manubrio a due ganasce con un pomello sferoidale. Molto probabilmente, la tabula, esposta per qualche tempo in un luogo pubblico, era appesa mediante questo manubrio ad un binario che ne consentiva la lettura fronte-retro. Dopo essere stata asportata dal luogo della sua originaria collocazione, venne rotta in otto pezzi l'ottavo non ci è pervenuto, ma questo non pregiudica in alcun modo la comprensione generale del testo, in quanto conteneva solamente alcuni nomi di una lista trascritta alle righe 24-32 della prima faccia e prolungata sulla prima riga della seconda faccia e destinata all'occultamento. Conservata in un ambiente umido, la tabula riporta macchie e incrostazioni dovute alla compresenza di oggetti in ferro. L'incisione è stata evidentemente facilitata dal fatto che il bronzo utilizzato fosse alquanto tenero, perché contenente una percentuale piuttosto consistente di piombo. L'iscrizione è opistografa, occupa, cioè, tutta una faccia, con 32 righe di scrittura (recto), per proseguire sull'altra faccia con 8 righe (verso). Le lettere risultano essere state incise con grande peculiarità; l'alfabeto è quello usato nel cortonese tra la fine del III e il II secolo a.C.. Dunque, nel complesso il documento presenta 40 righe di testo per 260 parole, guadagnandosi così il pregio di essere il terzo testo etrusco per lunghezza, dopo quello della Mummia di Zagabria e della Tabula Capuana. Si riconoscono chiaramente due mani diverse: uno scriba principale ha inciso le prime 26 righe del recto e le prime otto del verso; a un secondo scriba si attribuiscono le ultime sei righe del verso. Nel testo della tabula si riconosce unanimemente un importante atto giuridico, cosa desumibile dalla presenza del zilath mechl rasnal, ovvero il pretore di Cortona, sommo magistrato della città.
L'iscrizione fa particolare riferimento ad una compravendita di terreni tramite rivendicazione pubblica fatta dall'acquirente sulla cosa alla presenza del venditore e del pretore che ne sanzionava, a fine processo, la transazione. Di fatto, si testimonia la cessione da parte di Petru Scevas, uomo di umili origini ma arricchitosi con la mercatura, di terreni collinari affacciati sul lago Trasimeno ai membri di una famiglia aristocratica, i Cusu, in cambio di un miglioramento della posizione sociale. Come si desume dalla Tanella di Pitagora, la figlia di Petru Scevas avrebbe effettivamente sposato un membro della famiglia Cusu.

Madonna con bambino fra i santi protettori di Cortona
Inizialmente ed erroneamente attribuito a Francesco Signorelli, questo dipinto venne in realtà realizzato dal ben più noto Luca Signorelli alla fine del XV secolo (1510-1515 ca). Il tondo, proveniente da Palazzo dei Priori in Cortona, vede come figura centrale la Vergine che sorregge il Cristo Bambino. D'intorno vi sono i Santi protettori di Cortona. A sinistra si può notare San Michele Arcangelo, avvolto in una splendida armatura, e che con la mano destra regge la bilancia per pesare le anime, con la mano sinistra tiene la spada sguainata; ai suoi piedi atterra Satana, avvolto e stretto da serpenti e rettili. Alle spalle della Madonna, troviamo San Vincenzo e Santa Margherita da Cortona. Sulla destra, a figura intera, si trova San Marco che, avvolto in una veste gialla, regge una raffigurazione molto peculiare e realistica della città di Cortona vista dalla Valdichiana. Sono riconoscibili anche i principali edifici religiosi e civili dominati dalla Fortezza del Girifalco.

Tempietto dedicato alle glorie della Toscana
Il tempietto dedicato alle glorie della Toscana venne realizzato tra il 1751 e il 1757 da Gaspero Bruschi nella manifattura Ginori di Doccia. Carlo Ginori lo donò all'Accademia Etrusca di Cortona per commemorare il suo turno di presidenza, nell'anno 1756. L'opera si presenta come un perfetto e dolce sincretismo tra porcellana bianca e sottosmalto azzurro, bicromia che ricorda inequivocabilmente i capolavori robbiani. Si noti comunque come la porcellana non sia assolutamente bianca, ma si perda in qualche tocco grigiastro, cosa dovuta alla presenza nell'impasto di una particolare terra proveniente da Montecarlo di Lucca. Il tutto è rivestito da uno smalto lucido, sottile e non uniforme a causa della particolare porcellana e alcuni difetti di cottura. Nella parte più alta del tempietto si nota Mercurio in quanto messaggero degli dei, che con la mano destra solleva uno specchio e con la sinistra regge due ritratti rispettivamente raffiguranti Maria Teresa D'Austria e Francesco di Lorena, sovrani entranti in Toscana, e che avrebbero dato inizio alla dinastia degli Asburgo-Lorena, a seguito di quella medicea conclusasi nel 1737. Al di sotto della statuetta di Mercurio, vi sono quattro leoni Marzocco, i quali incarnano il simbolo ufficiale della città di Firenze. Alla metà del tempietto, e quindi in cima ai pilastri della struttura, siedono le tre Parche e il Tempo, evidenti allegorie dell'eterno scorrere delle cose e della caducità del tutto; più brevemente, possiamo definirle come espressione del destino dell'umanità. In basso troviamo le quattro Virtù Cardinali, facilmente riconoscibili dai loro attributi, e a cui sono legate le quattro parti del mondo: la Prudenza regge con la mano destra uno specchio e ai suoi piedi è una cerva, simboleggiante l'Europa; la Giustizia è accompagnata da uno struzzo che sta ad indicare le Americhe; la Temperanza vede ai suoi piedi un elefante, icona stessa della temperanza nonché personificazione dell'Asia; infine, la Fortezza, che indossa elmo e corazza, sta sopra un leone, evidente simbolo della forza, ma anche dell'Africa.
Esattamente al centro dell'opera, è raffigurato il Tempo barbuto ed alato che rapisce la Bellezza, sotto lo sguardo attento di un puttino. Questo elegiaco centrale sta simbolicamente ad indicare come la Signoria dei Medici, ormai all'apice della notorietà, debba allontanarsi e lasciare posto ad un'altra dinastia, appunto quella degli Asburgo-Lorena. Tuttavia, la famiglia fiorentina non manca di essere alquanto celebrata: tutto il tempietto è tempestato da 73 delle 76 medaglie totali - poiché tre sono andate perdute - della serie medicea, tutte a fondo azzurro, modellate sugli originali in bronzo e rappresentanti, ovviamente, i membri della famiglia fiorentina. Tra questi, viene escluso Giangastone, ultimo componente dei Medici morto nel 1737; egli è però riportato sul rovescio della sua medaglia ufficiale realizzata da Lorenzo Maria Weber. Non è noto se questa mancanza sia intenzionale o meno, mancando comunque tre medaglioni per il completamento della serie. L'idea di applicare delle medaglie come decorazione su tutte le superfici libere della struttura è di chiara derivazione classica.

 

 

LA STRADA DEL VINO

Un soggiorno all'agriturismo Relais Parco Fiorito sul confine tra Toscana e Umbria è l'occasione per scoprire paesaggi e sapori deliziosi del Lago Trasimeno, percorrendo la Strada del Vino dei Colli del Trasimeno che sul lungolago attraversa città d'arte come Città della Pieve, abbazie e castelli medioevali, tra cui l'Abbazia di Montecorona e il Castello di Ascagnano, dove degustare prodotti tipici tra cui, oltre ai vini DOC, tartufi e porcini e pesce di lago come anguille, lucci, carpe regina ecc. Tra l'artigianato tradizionale, da non perdere, ferro battuto, pizzo d'Irlanda ecc.

In direzione di Montepulciano e Montalcino suggeriamo una sosta alla Cantina Avignonesi.

L'azienda si trova nelle vicinanze del paese di Valiano con la sua villa ottocentesca, la piccola cappella e l'antica cantina sotterranea ed e' impressionante vedere 3000 barrique dove e' la muffa a controllare la temperatura senza l'intervento della tecnologia e dell'uomo.

Qui vengono accolti gli ospiti che desiderano toccare con mano l'affascinante mondo del vino, godersi una degustazione dei loro vini.

La visita della cantina e' un'opportunità' per professionisti del settore per conoscere piu' approfonditamente la nostra realta'. La visita include aree selezionate della nostra cantina di vinificazione.

Possibili vini in assaggio:
Avignonesi Rosso di Montepulciano DOC
Ormanni Chianti Classico DOCG
Avignonesi Vino Nobile di Montepulciano DOCG
Piancornello Brunello di Montalcino DOCG
50&50 Toscana IGT.

Ecco gli orari:
MAGGIO - OTTOBRE
Lunedi' - Venerdi': ore 9 - 18
Sabato e Domenica: ore 11 - 18


NOVEMBRE - APRILE
Lunedi' - Venerdi': ore 9 - 17

Durante la stagione estiva le degustazioni sono disponibili durante l'orario di apertura senza prenotazione e sono GRATUITE con l'acquisto di vino. Nei mesi di Dicembre, Gennaio e Febbraio non vengono offerte visite e degustazioni.

 

 

LA VAL DI CHIANA

La Val di Chiana, con colline, pascoli della famosa razza Chianina che dà le prelibate bistecche, vigneti del Vino Nobile di Montepulciano e uliveti di olio extravergine di oliva DOP, sono a pochi chilometri dall'agriturismo Relais Parco Fiorito, con gli incantevoli borghi e le acque termali che già etruschi e romani consideravano divine. Da vedere Montepulciano, la Perla del '500, Pienza e Montalcino già in Val d'Orcia, città ideale la prima e borgo medioevale famoso per il vino Brunello la seconda.

 

 

PERUGIA - PALAZZO BOURBON DI SORBELLO

Palazzo Bourbon di Sorbello si trova in piazza Piccinino, nel pieno centro storico di Perugia, a due passi da palazzo dei Priori e dalla cattedrale di San Lorenzo, tra il pozzo Etrusco e la chiesa di San Severo.
Risalente al XVI secolo, è appartenuto nel tempo a varie famiglie nobili perugine finché nel 1780, venne acquisito dai Marchesi Bourbon di Sorbello.

Nell'androne del palazzo, degno di nota, è un rarissimo esempio di pavimentazione esterna in legno, unico in Umbria e rarissimo in Italia. Questo tipo di pavimento composto da piccoli blocchi in legno di cerro smussati agli angoli, veniva utilizzato per attutire il rumore delle carrozze che facevano il loro ingresso nel palazzo.
In cima al grande scalone si apre il piano nobile della residenza dei Marchesi dove sale con volte affrescate, impreziosite da arredi e lampadari Settecenteschi, accolgono una ricca raccolta di opere darte e di tesori librari.

Fanno parte di questa interessante collezione dipinti di paesaggi, ritratti di famiglia e quadri dautore tra i quali opere di grandi artisti italiani e stranieri come Carlo Labruzzi, Francesco Appiani, Alessio De Marchis, Pietro Benvenuti, François-Xavier Fabre e pittori di scuola carraccesca e fiamminga. Vengono anche esposte antiche stampe di vari soggetti ed epoche tra le quali delle rare acqueforti di proverbi figurati toscani dellincisore settecentesco Carlo Lasinio.
Della biblioteca, che attualmente consta più di 25.000 volumi, vengono esposte rare edizioni tra le quali degne di nota sono lo Spera Mundi, trattato di astronomia del 1478 (una delle prime opere a stampa), lEncyclopedie Française di Diderot e DAlembert (edizione del 1770) e ledizione originale delle Tragedie di Vittorio Alfieri.
Della ricca collezione di porcellane spiccano un servizio da tavola Ginori del XIX secolo e un originale servizio di porcellana cinese del periodo Qianlong (1775 circa) che riporta lo stemma di famiglia, nonché alcune figurine a tutto tondo delle manifatture tedesche di Meissen e Dresda.
Possono inoltre essere ammirati i tessuti ricamati eseguiti dalla Scuola di Ricamo fondata dalla Marchesa Romeyne Robert Ranieri di Sorbello nel 1904 presso la Villa di famiglia del Pischiello, sulle rive del lago Trasimeno.
La visita delle sale e delle collezioni permette di avere unimportante testimonianza della vita intellettuale e del gusto artistico dellaristocrazia del XVIII e XIX secolo in Umbria.

Durante vari periodi dellanno vengono allestite, allinterno del percorso di visita, delle esposizioni temporanee inerenti la storia e le collezioni dei Marchesi Ranieri Bourbon di Sorbello.
Per maggiori dettagli e per conoscere le eventuali esposizioni temporanee in corso consultare i siti: www.casamuseosorbello.org e www.fondazioneranieri.org.

I visitatori sono accolti in un'elegante salone con volta affrescata, con video e vetrine espositive che introducono alla visita del piano nobile e alla storia dei marchesi e delle collezioni d'arte.
Sarà possibile sostare nel grande terrazzo del palazzo, con suggestiva vista panoramica sulla città di Perugia e le colline circostanti.

Su prenotazione è possibile organizzare colazioni, aperitivi o pranzi in piedi nell'ambiente raffinato di un antico palazzo nobiliare

ORARI DI APERTURA:

da lunedì a domenica 10.30 - 14.00
(variazioni di giorni e orari in base ai periodi stagionali - www.casamuseosorbello.org )


Ingresso, con visita guidata inclusa in lingua italiana o inglese, senza necessità di prenotazione:

€ 5,00 a persona (gratuito per i bambini sotto i 12 anni)
€ 3,00 a persona per gruppi superiori a 8 persone
€ 3,00 a persona per possessori del biglietto del Pozzo Etrusco o della Perugia CARD
€ 2,50 per portatori di handicap con tesserino
€ 2,50 per soci ICOM

 

 

 

IL LAGO TRASIMENO

Da visitare sicuramente: il Parco del Trasimeno, con sentieri da fare a piedi e in mountain bike e Tuoro sul Trasimeno, teatro nel 217 a.C. della Battaglia del Trasimeno dove Annibale sconfisse i Romani, e dove oggi si possono ripercorrere le tappe della battaglia lungo il "Percorso della Battaglia"; l'Isola Maggiore, incantevole, dove si gode di uno splendido panorama e si possono acquistare i tipici merletti; Castiglione del Lago, che conserva le bellissime mura medioevali merlate. 

 

 

SIENA

Siena e' una delle meglio conservate città medioevali che si trova nel cuore della Toscana. Le mura che racchiudono il centro sembrano aver protetto la sua architettura gotica, la cultura e le tradizioni locali. A volte sembra che la vita a Siena è rimasta immutata nei secoli.

Mezza giornata
Ci incontreremo per il nostro tour a piedi nei pressi della chiesa di S. Domenico, dove è conservata la reliquia della testa di S. Caterina, patrona d'Italia, nata a Siena.
Poi continueremo la nostra passeggiata a Piazza Salimbeni, sede della più antica banca in Europa che ha ancora il suo quartier generale nella città. Scendendo per via Banchi di Sopra - una parte della vecchia strada Francigena, che porta i pellegrini provenienti dall'Inghilterra e dalla Francia fino a Roma - si arriva in Piazza del Campo, una delle piazze più uniche al mondo, a forma di conchiglia, con i suoi palazzi antichi , la sua grande torre costruita nel 1325. Durante la nostra passeggiata spiegherò la storia di Siena e di come è costruita su tre colline, divisa in quartieri separati, le Contrade, come era nel medioevo. Per la rivalità che esiste tra di loro si svolge due volte l'anno il Palio, una corsa di cavalli senza sella che viene eseguito in Piazza del Campo, per sottolineare i palazzi dove le famiglie benestanti vivono. Saliremo poi a piedi fino alla Cattedrale, un meraviglioso esempio di stile gotico-romanico costruita nel Medio Evo in marmo bianco e nero, con decorazioni dorate e statue. Di fronte è l'Ospedale di S. Maria (ora museo), costruito per curare i pellegrini a piedi fino a Roma e già esistente nell'anno 1000. Sul nostro cammino di ritorno ci si ferma alla casa di S. Caterina, dove la Sua famiglia viveva quando era nata nel 1347. Lungo la strada, ci fermiamo per uno spuntino tipico senese, e un caffè.

Intera giornata
Si coprirà l'itinerario principale del tour di mezza giornata, ma ci sarà da scoprire i tesori nascosti a piedi attraverso il labirinto di stradine. Ciò comprende la visita del vecchio mercato, con gli orti, che sono dentro le mura e sono stati utilizzati per alimentare la città durante le guerre, il ghetto ebraico, la Basilica dei Servi con la sua vista mozzafiato sulla città e la visita all'interno del Duomo, e S. Maria della Scala, l'ospedale di fronte alla cattedrale che è stato restaurato di recente ed è enorme e pieno di tesori. Ci fermeremo per il pranzo in una tipica trattoria per spezzare la giornata.

- I prezzi non includono i pasti o gli ingressi in musei. 
- Il trasporto è incluso. Pick-up in hotel o in un luogo noto.

- Le prenotazioni si confermano con una carta di credito, e corrisposto in euro al momento della visita. 
- No addebito per la cancellazione se fatto 30 giorni di anticipo.

Prezzi
MEZZA GIORNATA 9,30 - 1,30
Per coppia 185,00 EUR
3 persone EUR 70,00 ciascuno
4 persone 60,00 EUR ciascuno
5 persone e più 40,00 EUR ciascuno

INTERA GIORNATA 9,30 - 4,00
Per coppia 225,00 EUR
3 persone EUR 80,00 ciascuno
4 persone 60,00 EUR ciascuno
5 persone e più 50,00 EUR ciascuno



 

GENEROSO BRUNELLO

Giorno Intero
Questo itinerario si sviluppa attraverso le vigne di eccellenza della regione per fermarsi nella pittoresca città di Pienza, dove le pecore punteggiano il fondovalle ed il Pecorino è fatto dal loro latte. 
Qui si potranno degustare i formaggi, e una varietà di aceti balsamici. 
Poi andiamo al vigneto Perazzeta, dove Alessandro Bocci e' stato premiato per l'olio di oliva ed il Suo vino. Un uomo appassionato, che ha dato ai suoi vini i nomi delle persone che ama di più: sua figlia Sara e sua moglie Rita. 
Dopo una degustazione, Sara e Rita prepareranno un pranzo delizioso nella cantina! Tornando al tuo albergo, ci fermiamo presso l'Abbazia 12 ° secolo di Sant'Antimo, una bella chiesa romanica appena a sud di Montalcino. 

I prezzi non includono i pasti o gli ingressi in musei. 
- Il trasporto è incluso. Pick-up al vostro hotel o in un posto facilmente riconoscibile. 
- Le prenotazioni si si confermano con una carta di credito, e pagate in Euro al momento della visita. 
- Non sarà addebitato nulla per la cancellazione, se fatta 30 giorni prima

Prezzi
Per coppia il costo e' 300,00 euro. (150.00 euro pp)
3 o più persone Euro 100,00 per persona

 

 

PRESEPE DEL CASTELLO L'ARCA DELLA SPERANZA

Dal 25 dicembre all'8 gennaio si rinnova la spettacolare iniziativa del Terziere Castello, il Presepe monumentale che da oltre quarant'anni unisce arte, spiritualità e solidarietà. Allestita nei sotterranei di Palazzo della Corgna, la rappresentazione della Natività e del cammino dei pastori verso la capanna del Bambino è espressione autentica di una tradizione di artigianato artistico che fa parte della storia della città: cotto, ferro, legno, pittura. È dal mese di ottobre che un nutrito gruppo di volontari, quest'anno con un numero più consistente di ragazzi, sta letteralmente costruendo, con legno, chiodi, trapani e martelli, le varie parti di cui il grande Presepe si compone: spazi diversi, per centinaia di metri quadrati di allestimento, ciascuno con fondali e paesaggi pensati e realizzati per raccontare, dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, le tappe della lunga storia che lega l'Uomo a Dio. La struttura va poi pian piano prendendo forme sempre più definite e colorate, mentre si anima di figure: uomini, piante, animali, tutti realizzati ad arte, per un mosaico che ogni anno si arricchisce di presenza nuove.
Tutto questo lavoro - spiega il Presidente del Terziere, Michele Gorello - finirà, come accade ogni anno, alla vigilia di Natale, perché si tende a perfezionare ogni dettaglio fino al momento di aprire le porte.

La suggestione e la qualità dell'ambientazione e la bellezza delle statue esposte varrebbero di per sé un viaggio a Città della Pieve; ma il Presepe aggiunge a queste qualità anche un altro valore: quello della solidarietà, condivisa con tutti i visitatori.
Per il sesto anno consecutivo - precisa Gorello - gli incassi dei biglietti di ingresso servono a finanziare progetti di solidarietà nel sud del mondo: per tre anni abbiamo collaborato con Action Aid, per due anni con gli Amici del Malawi e in questa edizione abbiamo preso contatti con una organizzazione che opera nel settore del commercio equo e solidale e finanzieremo un progetto in favore di una cooperativa di artigiani del Kenia, per il miglioramento dei laboratori dal punto di vista della sicurezza e sanitario.

Al progetto per il Kenya vengono devoluti un quinto del biglietto d'ingresso e lintero ricavato della vendita degli oggetti prodotti nei laboratori gemellati, acquistabili in un apposito spazio, all'uscita del Presepe. Ogni edizione propone inoltre un tema, attorno al quale si svolge la narrazione, che si rivolge agli uomini e alle donne del presente.

Ecco allora che affiorano prepotentemente il dramma delle catastrofi naturali, dellingiustizia, della fame, della sofferenza dei più deboli. Domande che spesso determinano la perdita della Speranza e la sconfitta di ogni buona volontà. Filo conduttore di questa edizione è l'atteggiamento personale delluomo di fronte a tutto questo: Possiamo ancora scegliere di amare è linvito dei volontari del Castello: Come simbolo della scelta, e della Riconciliazione dell'Uomo con Dio - spiegano - abbiamo inserito nel Presepe una grande arca, come quella di Noè.

Il Natale di Dio, ci rivela il Presepe di Città della Pieve, è l'Arca eterna della Speranza che ogni anno ci ricorda che possiamo ancora scegliere di costruire la nostra salvezza attraverso l'Amore.

Il Presepe è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.

 

 

 

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